Lo scontro con Emmanuel Macron è alla lunga un bel guaio per Giorgia Meloni sul piano politico, ma sul breve termine può essere un vantaggio propagandistico. Gli italiani sono convinti di essere disprezzati dai francesi. In realtà, i francesi amano l’Italia. Diverso è il giudizio sulla politica di quello che Dante per primo definì il Bel Paese. L’Italia fascista attaccò la Francia con i tedeschi già a Parigi: una «pugnalata alle spalle» che in particolare i gollisti non hanno mai perdonato. La Francia è stata governata per quasi mezzo secolo dalla destra antifascista, espressione che in Italia è considerata quasi un ossimoro. È abbastanza normale che qualsiasi giustificazione del fascismo suoni stonata sull’altro versante delle Alpi.
Quando poi vince le elezioni italiane un partito che ha lo stesso simbolo – la fiamma tricolore – di Marine Le Pen, contro cui Macron ha combattuto e vinto due dure campagne presidenziali, è chiaro che qualche problemino si crea. Se infine il governo francese, tra cento spocchie – «vigileremo sul rispetto dei diritti umani» – e mille pregiudizi, fa un gesto di buona volontà accogliendo una nave carica di profughi che era di fronte alle coste italiane, e un’ora dopo escono i tweet di tracotante esultanza del vicepremier Matteo Salvini e di altri esponenti della maggioranza, allora si può concludere che lo scontro l’Italia se l’è andato a cercare. E non lo vincerà, perché la Francia è un Paese che sotto ogni profilo – Pil, abitanti, nucleare militare e civile, peso e costo del debito pubblico, seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, numero di turisti – conta più dell’Italia. Poi c’è la Germania, che conta ancora di più, e ha interessi ancora più divergenti. Questo non significa che i deboli debbano obbedire ai forti. Significa che ormai l’Europa è un condominio rissoso e l’Italia è l’inquilino moroso, quello che non paga le bollette, l’ultimo che può alzare la voce con gli altri.
Non esistono due popoli in Europa la cui storia sia più intrecciata degli italiani e dei francesi. Napoleone parlava italiano in famiglia da ragazzo, e per tutta la vita parlò francese con accento italiano. Michel Platini era di Agrate Conturbia, Novara. Pierre Cardin si chiamava in realtà Pietro Cardìn ed era nato in un paesino della provincia di Treviso. Si potrebbero fare decine di esempi. Eppure questi intrecci rendono ancora più facile scontrarsi. Questa volta la pietra dello scandalo era davvero modesta. Chi tra qualche anno scriverà la storia del nostro tempo, troverà incredibile che, mentre il clima sulla Terra mutava con una rapidità impressionante desertificando intere regioni, la Russia aggredisse l’Ucraina scatenando una guerra da centinaia di migliaia di morti e feriti per il Donbass. E che, mentre la guerra infuriava sui confini orientali d’Europa, due grandi Paesi europei si scontrassero per 200 migranti. Non perché il Donbass e 200 migranti non siano importanti, ma perché incombono questioni epocali, da cui dipendono le sorti di tutti noi esseri umani.
Si è molto parlato del litigio tra Macron e Meloni, e poco della Cop27, la conferenza sul clima. Quest’estate sono stato in una provincia del Kenya dove non piove da tre anni. Non ci sono più animali, quindi non ci sono più turisti. Tra poco non ci saranno più abitanti. La pressione dell’Africa sull’Europa è destinata a crescere, man mano che siccità e carestie avanzano. Invece di tenersi il muso per una nave, non sarebbe male che il governo francese e quello italiano cooperassero per sgominare i trafficanti di esseri umani. L’immigrazione continuerà, ne ha bisogno l’Africa e ne abbiamo bisogno noi europei, ma non può essere affidata ai moderni negrieri. Quanto al merito della questione, la reazione della Francia è spropositata. Ma Macron ha i sovranisti in casa, e non può consentire ai sovranisti italiani di presentare un gesto di buona volontà come un cedimento. A mio avviso, Macron resta meno peggio di Marine Le Pen, che è meno peggio di Eric Zemmour. Ma fino a quando gli europei non avranno un presidente comune, eletto dal popolo, tutti i capi di Stato e di governo continueranno a rispondere solo alle opinioni pubbliche nazionali. E tutti, chi più chi meno, si riveleranno sovranisti. Il punto è che, per un paese indebitato come l’Italia, il sovranismo è un problema, perché i quasi tremila miliardi di debito pubblico sono di fatto garantiti dall’Europa, vale a dire dalla Francia e dalla Germania.