Non so se avete visto il film I Love You (2022). A causa del malfunzionamento di un software, un programma di intelligenza artificiale si innamora di una donna e decide di introdursi nel corpo di un uomo per provare a conquistarla. È uno dei tanti film dedicati all’intelligenza artificiale, da Metropolis (1927) di Fritz Lang, il primo film in assoluto in cui appare qualcosa che oggi potremmo chiamare intelligenza artificiale, a 2001, Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick (uno dei protagonisti è HAL9000, un computer dotato di intelligenza che interagisce con gli esseri umani e ne riproduce le attività della mente, nel bene e nel male), da Blade Runner (1982) di Ridley Scott, ispirato al romanzo Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick, a A.I. Intelligenza Artificiale (2001) di Steven Spielberg dove il robot David è un androide fanciullo costruito da una società elettronica ed è in grado di provare sentimenti.
Letteratura e cinema ci hanno avvertito per tempo, sta per arrivare qualcosa che sconvolgerà le nostre menti. L’intelligenza artificiale è stata concepita, prima dalla fantasia e poi dalla scienza, come una copia dell’intelligenza umana, con lo scopo di imitare le funzioni del cervello umano. I film cui abbiamo fatto riferimento ci hanno affascinato perché, di fatto, trasferivano capacità antropiche a macchine, umanizzandole. Inoltre, l’evoluzione dell’IA consegnava agli uomini una promessa di immortalità, soprattutto sul fronte della fusione tra coscienza umana e macchine, garantendo al corpo la sopravvivenza della mente. Sarà così?
Lo sviluppo dell’IA, sempre più massiccio e veloce negli ultimi anni, ha portato alcuni esperti a porsi dubbi sui rischi e sui pericoli che la nuova tecnologia potrebbe celare. Tra loro, il più illustre è Geoffrey Hinton, anche noto come il «padrino» o il «pioniere» dell’IA, che ha annunciato le sue dimissioni da Google e ha definito i chatbot di intelligenza artificiale abbastanza spaventosi.
L’IA sta rapidamente cambiando il mondo e il modo in cui viviamo, specie in svariati settori lavorativi. «La rivoluzione della stampa, nell’Europa del XV secolo, ha prodotto nuove idee e una nuova forma di pensiero, smantellando e allo stesso tempo arricchendo stili di vita consolidati. La rivoluzione dell’IA è destinata a fare qualcosa di analogo: accedere a nuove informazioni, produrre spettacolari progressi scientifici ed economici, e, in tal modo, trasformare il mondo». A sostenere questa tesi son tre firme illustri: Henry Kissinger, Eric Schmidt e Daniel Huttenlocher.
Nel mondo della letteratura, delle sceneggiature e del giornalismo l’adozione di strumenti di IA come ChatGPT sta aprendo nuove opportunità e sfide non solo per sviluppatori o programmatori, ma anche per chi di mestiere scrive (il grande sciopero degli sceneggiatori che da mesi sta immobilizzando Hollywood riguarda anche l’uso dei chatbot). ChatGPT è un esempio di modello di linguaggio artificiale addestrato su una vasta gamma di testi, inclusi libri, articoli e conversazioni; questo tirocinio gli permette di comprendere e replicare molti argomenti e stili espressivi, di far risparmiare tempo e fatica, di migliorare la qualità e la diversità delle scritture o anche, semplicemente, di aiutare a trovare nuove idee.
Uno dei principali passi avanti nella storia dell’IA è stata fatta quando si sono potuti ricreare degli algoritmi specifici, in grado di migliorare il comportamento della macchina, di dotarla della capacità di agire e prendere decisioni. Il computer impara simulando l’esperienza, proprio come fanno gli esseri umani. Tramite l’apprendimento automatico (machine learning), quindi, una macchina è in grado di imparare a svolgere una determinata azione anche se tale azione non è mai stata programmata tra le azioni possibili.
Una cosa è certa: l’IA è importante in settori in cui l’accuratezza e la precisione sono la priorità assoluta. Queste macchine scompongono costrutti matematici complicati in azioni pratiche più rapidamente e con maggiore precisione rispetto al lavoro manuale. Di contro, ci sono da tener presente anche i problemi etici: i modelli di apprendimento automatico possono essere influenzati da pregiudizi e discriminare alcune categorie di persone.
Resta valido un saggio avvertimento: pur lavorando sull’intelligenza artificiale, perché non facciamo qualcosa anche contro la stupidità naturale?