Sono uscite, qualche settimana fa, le considerazioni della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sull’evoluzione dell’economia svizzera durante i primi mesi del 2023. Contengono in sostanza due notizie: una buona e una un po’ meno buona. Cominciamo dalla prima. Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuto aspettare, in seguito al progredire della pandemia e ai disastri provocati dalla guerra in Ucraina, nel 2022 l’economia elvetica si è sviluppata a un buon ritmo. Il tasso annuale di crescita del PIL, pari al 2,1%, è stato inferiore al tasso realizzato nel 2021, ma può essere considerato superiore, anche se non di molto, al valore realizzato durante gli ultimi 15 anni. Tenuto conto degli impedimenti in atto e del rapido lievitare dei prezzi, in particolare di quelli dell’energia, la prestazione del 2022 dell’economia svizzera potrebbe essere ritenuta come eccellente. Perché potrebbe? Perché un esame dettagliato rivela purtroppo debolezze. Cominciamo dall’evoluzione della produzione. Le attività del secondario, con l’eccezione del ramo della chimica e farmaceutica, hanno registrato lo scorso anno, soprattutto in seguito alla stagnazione intervenuta nelle esportazioni, una diminuzione del loro valore aggiunto.
Anche nel settore delle costruzioni si è registrato un rallentamento dell’attività. Per effetto dello stesso il valore aggiunto di questo settore è disceso, nel 2022, al livello raggiunto nel 2015. In calo pure il valore aggiunto del settore energia. I rami del terziario, con l’eccezione dei servizi finanziari, hanno invece registrato aumenti del valore aggiunto. Se dall’esame dell’evoluzione del valore aggiunto dai rami di produzione passiamo a considerare l’andamento delle componenti della domanda globale costatiamo dapprima che i consumi privati hanno registrato un aumento anche nell’ultimo trimestre del 2022. Tuttavia il loro tasso di crescita trimestrale ha conosciuto un rallentamento. Anche la spesa dello Stato è aumentata, ma meno che nel 2021, anno ancora segnato dagli interventi per combattere le conseguenze del Covid. Gli investimenti sono diminuiti nel quarto trimestre dello scorso anno prolungando così una tendenza negativa che si sta manifestando dalla fine del 2020. Il saldo del commercio internazionale è restato positivo, grazie all’apporto dei servizi.
Ma anche l’evoluzione trimestrale di questa componente ha messo in mostra un certo rallentamento nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno. La conclusione degli esperti della SECO è che la congiuntura economica è stata caratterizzata, nel 2022, da un ritorno alla normalità, dopo gli eventi critici che hanno marcato il biennio della pandemia. La notizia meno buona è che, purtroppo, questa fase di normalizzazione non continuerà nel tempo. Nel corso del 2023 è da prevedere un rallentamento più marcato della congiuntura. Il tasso di crescita del PIL della Svizzera passerà dal 2,1% all’1,1%. Stando alla SECO, quindi, l’economia del nostro Paese si svilupperà più lentamente che nello scorso anno senza però cadere nella recessione. Più avanti l’economia si riprenderà ma il tasso di crescita del PIL, previsto per il 2024, sarà più vicino all’1,5% che al 2%. Il colpo di freno congiunturale si ripercuoterà negativamente anche sul mercato del lavoro, ma solo nel 2024.
Il tasso di disoccupazione della SECO aumenterà il prossimo anno dal 2 al 2,3%. La situazione sul mercato del lavoro continuerà quindi a restare tesa per carenza dell’offerta. Le considerazioni relative all’economia nazionale valgono anche, in generale, per l’economia del Cantone Ticino. Per la stessa sono stati riscontrati, nei primi mesi del 2023, segnali positivi e segnali negativi. L’indagine sulle attività manifatturiere ha rilevato una situazione degli affari positiva ma che tende a peggiorare. In Ticino una parte rilevante delle imprese ritiene insufficiente il volume degli ordini attuali. Tuttavia le prospettive per i prossimi mesi potrebbero essere più ottimiste soprattutto per le aziende che esportano. Anche nel settore delle costruzioni segnali positivi e segnali negativi si alternano. Il nostro Ufficio cantonale di statistica giudica la situazione del settore nel complesso ancora come delicata. Come si sa, il 24 marzo scorso la Banca Nazionale Svizzera ha rialzato il tasso di interesse guida di mezzo punto, portandolo all’1,5%. Possibili rialzi dello stesso, nei prossimi trimestri, potrebbero ovviamente scoraggiare gli investimenti nel settore, in misura maggiore di quanto previsto fin qui.