Una svizzera è diventata la leader della sinistra italiana, e già questa è una notizia. In realtà Elly Schlein è anche italiana, figlia di una madre senese e di un padre americano di origine ebraica; ma è nata e cresciuta in Ticino, abbandonato solo a 19 anni per fare l’università a Bologna. Mi ha raccontato che nella sua classe alle scuole elementari c’erano molti ragazzi figli di famiglie fuggite dalle guerre balcaniche, e che questo le ha insegnato i valori della società multietnica e dell’integrazione. L’ho intervistata per il «Corriere della Sera» e ne ho tratto un’impressione diversa da quella che mi ero fatto leggendo articoli su di lei. Pensavo che fosse una figura interessante dietro la quale però si era nascosta la solita nomenklatura del Partito Democratico, per continuare a controllare il PD, cambiando tutto per non cambiare nulla. E in effetti Schlein è stata sostenuta da vecchi «marpioni» come Dario Franceschini, Goffredo Bettini, Andrea Orlando, Nicola Zingaretti. Eppure c’è qualcosa di più. E non soltanto perché lei è in gamba, sa parlare in pubblico, ha cultura e velocità mentale.
Elly Schlein è un’avvocata. Ha una formazione americana: ha partecipato da volontaria a entrambe le campagne elettorali di Barack Obama (2008 e 2012). Rappresenta una novità. E non solo perché è la prima donna a conquistare la leadership della sinistra italiana. Il nostro è il tempo della rivolta contro l’establishment, le élites, il sistema. A sinistra come a destra. Sono frutti di questa tendenza anche la vittoria della Brexit al referendum del 2016 e l’elezione di Donald Trump nel novembre dello stesso anno; financo papa Francesco, con la sua critica alla Curia e alla Chiesa tradizionale, partecipa a questo fenomeno. Come si poteva pensare che il PD facesse eccezione? Stefano Bonaccini era un ottimo candidato. Governatore di una delle Regioni più ricche e meglio amministrate d’Italia, l’Emilia-Romagna, appariva senz’altro un avversario più solido per Giorgia Meloni rispetto alla giovane Schlein. Eppure Bonaccini è stato percepito come un esponente della vecchia guardia, di una storia ormai finita. Ed è prevalsa l’idea di contrapporre alla prima donna presidente del Consiglio, Meloni, espressione della destra, un’altra donna, altrettanto radicale sul versante opposto e ancora più giovane. Gli esperti di politica hanno sentenziato che la vittoria di Schlein potrebbe essere una grande opportunità per Matteo Renzi e Carlo Calenda, i capi del partito liberaldemocratico che nascerà dalla fusione tra Italia Viva e Azione. E in effetti il PD si sposterà a sinistra e aprirà senz’altro uno spazio al centro. Però Schlein è attrezzata per mobilitare i neolaureati, i milioni di italiani che disertano le urne. Non a caso l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, leader dei Cinque Stelle, è apparso preoccupato dall’irrompere sulla scena di una donna che potrebbe sottrargli consensi, compresi quelli populisti e antisistema.
La svolta alle primarie del PD è venuta dalle città e rispecchia il cambiamento sociale della sinistra italiana. Il PD non è più il partito delle cooperative e degli artigiani rossi. È un partito di borghesia intellettuale, attento ai diritti civili, forte soprattutto nelle grandi città. Molte delle cose che Schlein sostiene, a cominciare dall’urgenza di lottare contro il cambiamento climatico, porre un freno alla crescita delle disuguaglianze, far pagare le tasse alle multinazionali e ai padroni della Rete, sono giuste. Ma Schlein porta con sé anche una carica ideologica, fatta di politicamente corretto, di cultura della cancellazione del passato, di linguaggio perbenista, che non convince l’italiano medio. Anche per questo la nuova segretaria sembra sì adatta a rianimare il PD, a riportare alle urne i delusi della sinistra, insomma a costruire una buona affermazione del PD alle Europee del prossimo anno, quando si voterà con il proporzionale puro e conterà molto il voto d’opinione, ma sembra meno adatta a costruire una coalizione in grado di battere il Centrodestra alle prossime elezioni politiche. Molto dipenderà dalla reazione di Meloni. Che sembra disposta ad accettare il confronto, convinta che al dunque l’orientamento moderato, se non conservatore, degli italiani la premierà. Il battesimo del fuoco di Schlein è stata la manifestazione di sabato 4 marzo a Firenze contro il ritorno del fascismo. Ma la maggioranza degli italiani appare più preoccupata dalle violenze degli anarchici, che nello stesso giorno hanno causato disordini a Torino in nome del loro leader Alfredo Cospito, detenuto in carcere nelle stesse dure condizioni riservate ai mafiosi.