La poco democratica convivenza a bordo degli aerei

/ 19.06.2023
di Claudio Visentin

A volte le notizie si intrecciano in modo curioso. Cominciamo da TWA, ovvero Trans World Airlines, una delle storiche compagnie aeree degli Stati Uniti e una delle Big Four (con American Airlines, United Airlines e Pan Am). Qualche giorno fa due hostess – Kathy Kompare e Stephanie Johnson – hanno raccontato la vita a bordo negli anni Cinquanta e Sessanta, l’età d’oro del Jet Set, quando semplicemente mettere piede su un aereo garantiva prestigio e distinzione. Ogni loro pagina è intrisa di nostalgia. Per cominciare l’equipaggio se la passava benissimo: era trasportato in limousine all’aeroporto, ospitato in hotel a cinque stelle con servizio in camera e piscina. A bordo i passeggeri potevano ordinare il cibo à la carte, scegliendo tra agnello, caviale, filetto. Godevano di spazi amplissimi per distendere le gambe, riposare, camminare e hostess sorridenti si rivolgevano loro col nome di battesimo, imparato a memoria prima della partenza. Oggi qualcosa di quell’eleganza sopravvive quasi solo nelle compagnie orientali (per esempio Emirates).

Intanto, con l’arrivo dell’estate e la ripresa in larga scala dei viaggi, anche gli assistenti di volo contemporanei fanno sentire la loro voce, ma le differenze con il passato sono impressionanti. Per cominciare, nelle compagnie low cost gli stipendi sono assai modesti, anche se si lavora parecchio e in condizioni difficili: dopo la pandemia, in aerei dove ogni centimetro è calcolato per stipare quanti più passeggeri possibile, si moltiplicano tensioni, litigi, comportamenti estremi. Per esempio i passeggeri richiamano l’attenzione del personale di bordo per ogni inezia, usando il pulsante di chiamata (riservato alle emergenze): e quando gli assistenti accorrono pensando a un attacco di cuore, si sentono chiedere una birra (per questo al bisogno premete più volte per far capire che è importante). Altri per farsi notare schioccano le dita, toccano il braccio, fischiano o gridano.

Molti passeggeri salgono a bordo con voluminosi bagagli a mano, nascosti ai controlli, e bloccano il corridoio dell’aereo per lunghi minuti mentre cercano di infilarli a forza nelle cappelliere, imprecando e ansimando. La soluzione naturalmente è mandarli nella stiva. E ricordate che lo spazio sopra la vostra testa non vi spetta di diritto; se è concesso spostare un poco il bagaglio altrui per sistemare il vostro, più complessi esercizi di Tetris vanno lasciati al personale di bordo. Inoltre le borse più piccole possono essere sistemate sotto il sedile davanti, lasciando spazio a quelle grandi nelle cappelliere.

Un altro assistente di volo con oltre vent’anni di esperienza ha integrato queste regole di base in un piccolo galateo. E dunque è un vostro diritto reclinare il sedile, ma con garbo, dopo aver avvisato il passeggero dietro di voi, anche per evitare di rovesciare bevande o danneggiare un computer (con conseguenti risse memorabili). Ancora, badate ai vostri figli e non date lezioni a quelli degli altri (semmai rivolgetevi ai genitori, ma meglio se ricordate che siete stati bambini anche voi). Non siete obbligati a cambiare posto se qualcuno ve lo chiede. E non si discute che il poveretto schiacciato nel sedile centrale ha diritto di usare entrambi i braccioli come piccola consolazione. Infine – ma davvero serve dirlo? – non toglietevi le scarpe (o peggio i calzini) per nessuna ragione al mondo.

Si potrebbe continuare a lungo, ma tutti questi episodi mostrano già sin troppo bene il nocciolo della questione. Il turismo è per sua natura profondamente democratico, popolare, egualitario, continuamente teso a rimuovere ostacoli e barriere d’ingresso perché tutti possano provare la fondamentale esperienza del viaggio: e non è dire poco a suo merito. Ma al tempo stesso il viaggio per tutti, al di fuori dei rassicuranti quanto angusti confini di classe, provoca un inevitabile scadimento di livello dell’esperienza; e su questo versante, come abbiamo visto, c’è molto da fare.

Accontentiamoci per ora di timidi segni di speranza. Secondo una recente ricerca, pubblicata nel «Journal of Consumer Psychology», la maggior parte dei viaggiatori rifiuterebbe un imbarco prioritario, l’accesso alla lounge VIP o addirittura un upgrade alla prima classe pur di restare accanto a una persona cara (partner, amico o parente) in economica e condividere impressioni e ricordi.