Inflazione, fino a quando?

/ 30.01.2023
di Angelo Rossi

Il 2022 non è stato solamente l’anno in cui in Europa è ritornata la guerra ma anche quello nel quale essa ha ritrovato, dopo averla cercata per anni, inutilmente, l’inflazione. L’inflazione corrisponde a un aumento generale dei prezzi superiore a un certo valore percentuale. Più il tasso di aumento dei prezzi – misurato normalmente con l’indice dei prezzi dei beni di consumo – è elevato, più grande e maggiormente preoccupante diventa l’inflazione. Prima del 1970 questa cominciava a essere problematica quando la variazione dell’indice dei prezzi saliva sopra il 4%. Si pensava invece che un tasso di inflazione inferiore a questo limite potesse essere ritenuto inevitabile, posto che si volesse che la domanda globale, e quindi anche i salari, aumentassero per assicurare un tasso di crescita dell’economia elevato. Poi vennero gli anni della stagflazione, ossia dell’inflazione accompagnata dalla stagnazione dell’economia. Per le banche centrali l’inflazione diventò allora il subdolo nemico che andava combattuto senza risparmio di forze. Ma, come insegna l’esperienza degli ultimi 40 anni, se l’inflazione può essere combattuta con una politica monetaria severa, quel che non si riesce più a ottenere è un tasso di crescita del Pil elevato senza inflazione.

Per rilanciare l’economia le banche centrali hanno così praticato, nel corso degli ultimi 15 anni, una politica dei tassi di interesse bassi opponendosi, all’inizio, alle pressioni di coloro che continuavano a dipingere il diavolo dell’inflazione sulla parete. In realtà nel corso del decennio 2010-2020 le economie europee hanno vissuto una situazione abbastanza straordinaria durante la quale, nonostante i tassi di interesse fossero da ultimo diventati addirittura negativi, l’inflazione non si è vista. Verso la fine del decennio la Banca Centrale Europea si era imposta, come obiettivo della sua politica, di ottenere un tasso di aumento dei prezzi pari al 2%. Per la Banca Nazionale Svizzera (BNS) questo aumento corrisponde addirittura al livello di stabilità dei prezzi. Nonostante i tassi di interesse restassero molto bassi, il livello generale dei prezzi continuò però a nicchiare. Prova ne sia il fatto che, dal 2010 al 2020, la variazione annuale media dei prezzi al consumo della Svizzera è stata pari al –0,1%. Poi sono venuti la pandemia da Covid-19 e la guerra di Ucraina a stimolare il rincaro. Ci si può chiedere se, in assenza della pandemia e della guerra, la situazione con tassi di interesse bassi e inflazione nulla o negativa sarebbe continuata ancora per qualche anno. Difficile dirlo, perché in economia non si possono riprodurre in laboratorio le condizioni sperimentali sulle quali si intende indagare. Ci si può invece chiedere quanto potrà ancora durare l’attuale ondata inflazionistica, se guerra e Covid continueranno a disturbare l’ordine delle cose. Per rispondere a questa domanda bisogna tener conto del fatto che l’attuale inflazione è stata determinata soprattutto dall’aumento dei prezzi del petrolio.

Possiamo ora osservare che l’aumento annuale dei prezzi del petrolio, che era ancora superiore al 40% in agosto dello scorso anno, si è ridotto al 18,1% in novembre. È come dire che la velocità con la quale la macchina dell’inflazione si stava sviluppando a metà 2022 è stata scalata di un paio di marce. Nel corso degli ultimi mesi, poi, la rapidità di questo fenomeno è stata vieppiù influenzata dal rincaro dei prezzi degli altri beni che concorrono a formare l’indice dei prezzi. Contrariamente ai prezzi del petrolio, il tasso di crescita dell’indice d’assieme dei prezzi di questi beni ha conosciuto un aumento, tra agosto e novembre, passando dal 4,8 al 5%. Di conseguenza sull’evoluzione del tasso di inflazione dei prossimi mesi incideranno due tendenze contrarie. La prima tendenza, messa in atto dalla diminuzione dei prezzi del petrolio, agirà da freno, mentre la seconda, derivante dal moderato aumento dell’indice dei prezzi degli altri beni di consumo, tenderà a mantenere il rincaro a un livello vicino a quella che la BNS definisce come la zona di stabilità dei prezzi, ossia vicino al 2%. Per molti commentatori la combinazione di queste due tendenze dovrebbe determinare una diminuzione del tasso di inflazione complessivo nel corso del 2023. Così il KOF del Politecnico di Zurigo prevede che, dal 2,8-2,9% del 2022, il tasso annuale di aumento dell’indice dei prezzi dei beni al consumo dovrebbe passare in Svizzera nel 2023 al 2,2-2,3%, avvicinandosi alla zona di stabilità definita dalla BNS.