Gentile signora Finzi,
le scrivo in quanto mi piacerebbe sapere quale è il senso della vita. Ho 35 anni, sono laureato e ho un buon posto di lavoro. Tutti i giorni sono chiuso in ufficio. Alla sera arrivo a casa, sono solo, cucino, guardo un po’ di tv e poi a letto. Così sino a venerdì sera. Poi arriva il fine settimana, faccio il bucato, spesa, commissioni, pulizie, pagamenti vari. Incontro famiglia e pochi amici per un caffè o una cena. Fine settimana finito. Lunedì si ricomincia. Non ho molti interessi, o hobbies, nulla che mi motivi o entusiasmi. Mi piace andare in bici e camminare. Ma con il freddo non esco di casa. Alla tv solo brutte notizie, non guardo più i telegiornali, mi deprimono. Le persone con cui parlo sono tutte lamentose, parlano di guerra, inflazione e problemi vari. Nessuno che racconti qualcosa di bello e di allegro. È tutto così ripetitivo e noioso. Nulla che mi piace fare e nulla che mi dia soddisfazione e gioia. Non compero più niente perché ho tutto, ma mi sento vuoto e incompleto. Direi infelice e non trovo un senso alla vita. / Alex
Caro Alex,
la sua lettera è particolarmente interessante perché il suo stato d’animo è condiviso da molti, soprattutto giovani adulti che, soddisfatti tutti i bisogni e raggiunti tutti gli obiettivi fissati dalla società dei consumi, non riescono a trovare altri valori per i quali valga la pena di vivere. Accade allora che le energie fisiche e psichiche si riversino sull’Io ove, in mancanza di desideri, implodono provocando la stasi che lei descrive così bene e che gli psicologi chiamano «personalità narcisistica». Il riferimento è al mito di Narciso, un giovane che, specchiandosi sulla superficie di uno stagno, si trova così attraente da gettarsi in acqua per congiungersi con la sua immagine e, di conseguenza, morire annegato. Evidentemente il mondo esterno non aveva per lui alcun interesse.
Noi umani siamo programmati per stabilire relazioni, siamo, come dice Aristotele «animali sociali». L’isolamento ci porta a smarrire la nostra stessa identità, a non sapere più chi siamo e cosa vogliamo. La dinamica interiore è alimentata di desideri e la filologia ci aiuta a comprendere di che si tratta. «De-siderare» significa smettere di guardare gli astri, non attendere che il senso della vita ci sia dato dagli Dei. Sino a qualche generazione fa, una società autoritaria, imponendo mete e stili di vita, funzionava da protesi evitando scelte esistenziali che comportano sempre rischi e rinunce. Abbiamo ottenuto ambiti di libertà sinora insperati ma la libertà fa paura e, come nel suo caso, preferiamo chiuderci nel bozzolo dell’Io e del Mio. Un bozzolo che, come lei lamenta, protegge ma soffoca. La possibilità di sfuggire a questo regime di contenzione si trova non in sé ma negli altri, nella capacità di uscire dall’indifferenza e di aprirsi al prossimo con empatia.
Se lei saprà ascoltare, confortare, aiutare chi si trova in difficoltà, si prenderà al tempo stesso cura di sé stesso. Se si guarda intorno, le richieste d’aiuto non mancano. Si va dall’agonia della natura alla solitudine degli anziani, dalle diseguaglianze sociali al disagio degli immigrati, ma l’elenco è infinito e resta generico se non si incarna in una situazione, come lo squilibrio climatico, in una realtà sociale o in una persona particolare. Apra le porte della casa e della mente, non soltanto a chi, come amici e colleghi, vive nel benessere ma anche a chi sopravvive, spesso in silenzio, nel disagio e nella sofferenza. La società svizzera è ricca d’istituzioni benefiche e solidali e sta a ciascuno scegliere quella che meglio corrisponde ai propri interessi e alla propria sensibilità. Vedrà allora che il senso della vita le giungerà dal di fuori e non le resterà che confermarlo con la sua disponibilità e i suoi comportamenti. È un peccato sprecare risorse che derivano da un’autoanalisi lucida, dalla capacità critica che la sua lettera rivela. Chissà mai che, ampliando l’ambito delle relazioni, lei possa trovare la persona che la farà innamorare. Sarà una rinascita per la sua anima inaridita. Nell’innamoramento offriamo all’altro ciò che non abbiamo, e che pertanto desideriamo. Uno scambio tra offrire e ricevere dal quale tutti si esce arricchiti.