Tema: Ti hanno affidato il prestigioso incarico di curare l’immagine della tua scuola. Come pensi di assolverlo?
Svolgimento: Questo tema ha un antefatto che merita di essere raccontato. Ogni volta che si parla di organizzare una gita scolastica, si profila all’orizzonte il fantasma del tema sulle impressioni e i pensieri suscitati dalla gita. Si tratta di una minaccia in grado di avvelenare ogni piacere. Di conseguenza, siccome, a Dio piacendo, prendere parte alla gita è una scelta facoltativa, i patti sono chiari: se avete intenzione di rifilarci il tema sulla gita, la gita ve la fate voi e quel paio di lecchini primi della classe che purtroppo non mancano mai. Hanno tentato invano di ricattarci con la minaccia di ritorsioni: chi non va in gita se ne sta in classe a svolgere un tema. Benissimo, niente da dire ma il piacere è il piacere e il dovere è il dovere e mescolarli ti avvelena la vita. Alla fine, apparentemente, hanno ceduto: niente tema sulla gita, promesso.
Faceva parte del programma la visita a una fabbrica di non so quali attrezzi metallici e un tizio ci ha accompagnati in giro per i vari reparti, cercando di spiegarci quello che stavano fabbricando. A giudicare dalle espressioni degli operai costretti come noi ad ascoltare le sue fregnacce, non ne azzeccava una. Ma si sa che la fabbrica è una prigione e nessuno osava contraddirlo.
Alla domanda: «Qual è il suo ruolo nell’azienda?» quella specie di indossatore, invece di rispondere come avrebbe dovuto: «Mi tengono qui per pietà, o perché sono il nipote del padrone e l’unica cosa che mi permettono di fare è di accompagnare in giro i marmocchi in visita alla fabbrica», ha detto, con il tono fatuo di chi vuole darsi importanza facendo finta di non darsela: «Oh, sapete, curo l’immagine, sono il responsabile dell’immagine del gruppo».
Gridolini di entusiasmo delle nostre prof: «Avete sentito, ragazzi? Il signore qui cura l’immagine!»
«Che studi bisogna aver fatto per arrivare a curare l’immagine di un’azienda?»
«Beh, non è che sia un vero e proprio corso di laurea Ci si arriva per tante strade. Io per esempio sono laureato in lettere».
Apriti cielo! «Avete sentito ragazzi? Laureato in lettere! Proprio come noi!». L’idea che con la laurea in lettere si possa fare qualcosa d’altro che non sia insegnare italiano, storia, geografia, educazione civica a una banda di sfigati, fa letteralmente impazzire le nostre due insegnanti. Trascorso un mese ne parlano ancora. Ecco spiegata l’origine del tema che tecnicamente non è un tema sulla gita ma, essendo derivato da un episodio accaduto durante la suddetta, in sostanza costituisce una sanguinosa violazione dei patti, anche se, come diciamo noi ragazzi, si tratta di uno spin-off. Comunque, dopo questa doverosa premessa, eccoci al tema vero e proprio. Cosa dire che non sia già stato detto? Oggi non puoi neanche spiegare come si cuoce l’uovo al burro, senza farci sopra uno storytelling, qualunque sia il significato del termine. Inoltre la narrazione, affinché riscuota un interesse mediatico, deve avere un carattere divisivo, spaccare in due schieramenti l’opinione pubblica. Raccontiamo perciò l’istituto Orfani del ’68 in perfetta antitesi con gli obbiettivi dei contestatori di allora. Proviamo a navigare contro corrente a cominciare dagli insegnanti, uomini e donne. Obbligarli a frequentare un corso per diventare degli indossatori. Impresa impossibile, ma almeno dovranno imparare a camminare nei corridoi della scuola come se fossero impegnati in una sfilata. Le studentesse dovranno indossare una sorta di saio e i ragazzi la divisa da marinaretti. Colpo finale, il divieto assoluto di portare in classe il cellulare, valido anche per gli insegnanti. Fin dall’annuncio si scateneranno tutti, in maggioranza contro, in primis le tante sigle del movimento di liberazione della donna. A favore saranno i nostalgici della scuola di un tempo, i rappresentanti della Chiesa preconciliare, i devoti della Madonna di Medjugorje. In mezzo, un colpo al cerchio e l’altro alla botte, il sindacato presidi, Famiglia Cristiana, Comunione e Liberazione, i boy scout. I tanti opinionisti dei quotidiani si butteranno a pesce. Ultimo atto, la nostra scuola diventa il set perfetto per realizzare una Sitcom coronando il sogno segreto di colei che ci ha assegnato questo tema.