Uno dei prodotti più seguiti della pubblicistica economica elvetica è l’annuale classifica dei ricconi che viene pubblicata da «Bilanz». Ci devono essere degli argomenti ideologici dietro questo continuo sbandierare la ricchezza in un Paese nel quale, di solito, non si fa caso alcuno a coloro che si situano sopra i valori medi. Lo svizzero non ama molto chi si distingue, soprattutto mostrando di essere ricco. Siamo portati ad apprezzare la media. Il che però non deve essere visto come una reverenza alla mediocrità. Nel caso in esame, ossia la distribuzione del reddito, questa preferenza deve essere piuttosto considerata come una prova dell’attaccamento dello svizzero al principio della giustizia distributiva. Solo i dati della realtà distributiva e di quella redistributiva di ogni Paese possono confermare o confutare questa affermazione. Qui finora, almeno per quel che riguarda la Svizzera, è cascato l’asino. Perché la statistica non offriva una serie di lungo termine per l’evoluzione della distribuzione del reddito. Ora, per merito di un istituto dell’università di Lucerna, l’ISS, questa lacuna ha potuto essere eliminata. Da questi dati, che risalgono al periodo della Prima guerra mondiale si deriva che la distribuzione del reddito è ingiusta nel senso che una fetta molto grande della torta del reddito nazionale è detenuta da una quota molto bassa di cittadini.
Si può però anche osservare, contrariamente a quanto dimostravano i dati di cui si disponeva in precedenza, che la quota di reddito in mano al 10% delle persone più ricche oscilla col passare del tempo. Di conseguenza anche la quota del totale delle imposte, pagate da queste persone, varia. Vi sono periodi in cui essa tende a crescere e periodi in cui tende a diminuire. Interessante è poi costatare che, almeno nei decenni più recenti, l’andamento congiunturale non sembra influire sull’evoluzione della quota di reddito imponibile in mano alle persone ricche. Sembra invece che siano fattori che manifestano la loro influenza nei tempi lunghi a dettare le tendenze di sviluppo di questa quota. Senza aver eseguito nessuna ricerca a questo riguardo pensiamo di poter affermare che l’evoluzione della quota di reddito di cui dispone il 10% delle persone più ricche del Paese, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, è stata largamente influenzata dai cambiamenti introdotti nel sistema fiscale e dai loro risvolti di natura redistributiva.
Nel 1945, a livello nazionale, le imposte pagate dal 10% delle persone più ricche rappresentavano i 2/3 del gettito fiscale complessivo. La quota d’imposte dei più ricchi ha dapprima conosciuto un aumento fino a toccare, nel 1963, il 73,3% del totale. In seguito la quota del gettito del 10% dei contribuenti più ricchi è scesa, fino al 1991, al 47,5%. Infine, nel corso degli ultimi 30 anni, la stessa è risalita al 54,8%. L’evidenza statistica dimostra che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ci fu quindi una tendenza all’aumento dell’impatto redistributivo del sistema fiscale e questo fino all’inizio degli anni Sessanta. In seguito, per 30 anni, l’impatto dell’imposta sui redditi più elevati conobbe una significativa diminuzione. Gli ultimi 30 anni hanno visto di nuovo un leggero aumento di questa quota.
Interessante è seguire l’evoluzione nei Cantoni. La quota dei ricchi contribuenti ticinesi ha, per esempio, conosciuto un’evoluzione diversa da quella media nazionale. All’uscita della Seconda guerra mondiale la quota del gettito pagata dai ricchi ticinesi era inferiore alla media nazionale. A partire dall’inizio degli anni Sessanta, invece, la stessa ha cominciato a superare i valori medi nazionali. In Ticino il 10% dei contribuenti più ricchi ha assicurato, dal 1945 ad oggi, più della metà del gettito delle imposte. Grazie al meccanismo della progressione a freddo la quota del gettito fiscale pagata dai più ricchi è salita, nel secondo dopoguerra, fino a superare i 3/4 del totale, nel 1963. Dopo di che è discesa fino a quasi il 50% per poi risalire ai 2/3 di oggi: un livello a metà strada tra il massimo e il minimo conosciuto da questa quota nel corso degli ultimi tre quarti di secolo. Difficile dire se questa evoluzione abbia o no una valenza politica. Si constata in ogni modo che i periodi in cui la pressione sul reddito imponibile dei ricchi è aumentata sono stati in Ticino il periodo dell’alleanza di sinistra e quello nel quale la Lega è diventato il partito di maggioranza relativa in Governo.