Le recenti decisioni del Gran Consiglio ticinese in merito al piano di riequilibrio delle finanze hanno suscitato molto interesse e discussione soprattutto per il fatto che, per la prima volta da quando il Cantone si dibatte in difficoltà finanziarie, il suo parlamento ha deciso di tagliare le spese più di quanto aveva proposto il governo. Vuoi vedere che, finalmente, anche in Ticino la maggioranza di destra riesce a mettersi d’accordo su una politica di rigore nella spesa davanti alla quale, finora, si era mostrata più che tentennante? Nessuno può dubitare delle buone intenzioni del Gran Consiglio.
Ci si può però porre due questioni. La prima è di natura politica: perché un parlamento, nel quale la destra da anni è largamente maggioritaria, ha atteso fino al settembre del 2016 per varare una politica finanziaria rigorosa rispetto all’evoluzione delle spese? La nostra ipotesi è che, nel corso degli ultimi mesi, sia maturata nella destra la convinzione che se marcia compatta, possibili referendum su nuove misure di risparmio saranno di sicuro respinti in votazione popolare. Difficile spiegare le ragioni di questa convinzione. Certo è però che quello che è successo a livello nazionale, nel corso di questo primo anno di legislatura con maggioranza di destra, può avere influenzato anche l’evoluzione della politica ticinese.
La seconda questione riguarda la credibilità delle finalità di politica finanziaria espresse in documenti di previsione come piani finanziari o preventivi. Una politica rigorosa di contenimento della spesa è necessaria per far ritrovare l’equilibrio tra spese e ricavi. Perché, occorre ricordarlo, l’esecutivo del Cantone può controllare solo l’evoluzione delle spese. L’evoluzione dei ricavi dipende, in larga parte, dall’andamento delle entrate fiscali le quali, a loro volta, sono influenzate dall’andamento della congiuntura economica generale, o da fattori anche più casuali, sui quali il governo cantonale non può intervenire, a meno di ricorrere al moltiplicatore fiscale.
Considerando i dati della statistica, tuttavia, si ha l’impressione che, nel corso degli ultimi anni, il nostro governo ha preso un po’ sottogamba quello che piano finanziario e preventivo gli dettavano in materia di spesa. Ad eccezione del 2012, anno nel quale il Cantone spese di meno di quanto aveva preventivato, tutti gli altri consuntivi si sono chiusi con eccedenze di spesa rispetto al preventivo. Queste eccedenze sono direttamente correlate alle differenze in più in materia di ricavi. Di fatto, quindi, gli obiettivi di riduzione della spesa dei documenti di previsione non sono mai stati rispettati. Ora il progetto di preventivo 2017 prevede di ridurre il disavanzo a 34 milioni di franchi, ossia a meno della metà dell’ultimo disavanzo accertato, quello del 2015. Intende farlo soprattutto amministrando con grande rigore la spesa. L’esperienza del recente passato ci dice che sarà difficile raggiungere questo obiettivo. A meno che, e questo nessuno se lo augura, i ricavi aumentino molto meno di quanto il preventivo preveda. Il freno alla spesa diventa veramente effettivo solo quando scarseggiano le risorse.
Fatte queste considerazioni vengo alle conclusioni. Come dimostra il grafico che accompagna questo articolo, il fatto che non si riesca a frenare la spesa nella misura in cui si dovrebbe fare secondo piano finanziario e preventivo non ha pregiudicato però la possibilità di raggiungere l’equilibrio tra spese e ricavi nel lungo periodo. Grazie all’aumento superiore al preventivato dei ricavi, il disavanzo nei conti del Cantone continua infatti a diminuire. Non solo, ma il disavanzo nel consuntivo è sempre minore di quello annunciato nel preventivo. Se la tendenza dovesse continuare potremmo anticipare un preventivo in equilibrio per il 2020 e un consuntivo equilibrato forse già per il 2018. Per raggiungere questo risultato non basterà però contenere la spesa con nuove misure di risparmio. Occorrerà anche che i ricavi continuino ad aumentare a un tasso annuale vicino al 2%. La speranza è l’ultima a morire!