È tempo di immaginare un futuro diverso

/ 31.07.2023
di Claudio Visentin

Anche nel turismo è cominciata la fase di adattamento al cambiamento climatico. I primi segnali erano già evidenti un anno fa, ma ora tutto è più chiaro. Nel nostro Mediterraneo, una regione tutto sommato ristretta, dove si concentra però un terzo del turismo mondiale, il riscaldamento globale è particolarmente intenso. Christopher Hewitt, direttore di World Meteorological Organisation, ha dichiarato che «siamo in un territorio inesplorato». La meteorologa di Sky Kirsty McCabe, mostrando una carta geografica con oltre quaranta gradi nella Spagna centrale, in Italia e in Grecia ha ipotizzato la fine delle tradizionali vacanze estive, se le città d’arte diventano invivibili e neppure la vicinanza del mare basta a mitigare il caldo. Del resto che senso ha partire per terre lontane e poi rimanere lunghe ore al chiuso, protetti dall’aria condizionata?

Intanto è già cominciata la fuga dei turisti dai mesi più caldi: luglio e agosto. Certo non è il primo cambiamento della stagionalità: sino agli anni Venti, quando prese forma la civiltà balneare e la vita di spiaggia, il Mediterraneo era una caratteristica meta invernale. Ma è la prima volta che un nuovo calendario è imposto da circostanze esterne e non suggerito da cambiamenti sociali e culturali. Chi vuole comunque partire, punta a nord (l’Islanda è al completo per esempio). Gli altri anticipano o ritardano le vacanze. Non a caso già in giugno si è molto discusso di iperturismo (overtourism) e di destinazioni al collasso. Per il momento i governi non giudicano le ondate di calore abbastanza pericolose da sconsigliare ufficialmente un viaggio. Ma il Foreign Office inglese ci ha pensato seriamente nel caso della Spagna e della Grecia. E qualora si giungesse a quel punto, i turisti potrebbero cancellare le loro prenotazioni senza penali, con conseguenze facilmente immaginabili.

Non tutti colgono la serietà del momento. Il quotidiano inglese «The Telegraph» ha dedicato un articolo a «Cosa mettere in valigia per un’ondata di calore a 45 gradi», consigliando «come combattere il sudore con eleganza». L’attivista Rachel Coxcoon ha avuto vita facile nel rispondere con spirito mordace: «Non vedo l’ora di leggere l’edizione del fine settimana, che tratterà I migliori SUV per le città alluvionate e Crociere di lusso nell’Oceano artico finalmente libero dai ghiacci».

A proposito di crociere, Royal Caribbean annuncia per il 2024 il varo della Icon of the Seas, l’ennesima nave da crociera più grande del mondo, con una lunghezza di oltre 350 metri e una stazza di 250’800 tonnellate. In questo ibrido tra un villaggio vacanza, un parco a tema e un centro commerciale trovate venti ponti con altrettanti bar e ristoranti, sette piscine, scivoli, minigolf, arrampicata, sala giochi e chissà cos’altro. Il nuovo colosso può accogliere ottomila persone a bordo e ha già stabilito un record di prenotazioni anticipate (il viaggio inaugurale è esaurito). Si è attirato però anche critiche feroci, soprattutto per l’impatto ambientale (uso massiccio di combustibili fossili, inquinamento dell’aria e dell’acqua sia in mare aperto sia nei porti eccetera).

Ma forse anche tutto questo dibattito tra negazionisti, indifferenti e indignati è spesso inutile e resta largamente confinato in una bolla mediatica, come ha spiegato bene il giornalista economico Stefano Feltri. La crisi climatica non è un’opinione, è una realtà e la sua evoluzione è veloce, pericolosa, potenzialmente letale. Conosciamo il male e conosciamo la cura: la riduzione delle emissioni attraverso la transizione energetica, da realizzare il prima possibile, mitigando nel frattempo le conseguenze degli eventi climatici estremi. E se le scelte individuali restano importanti, ancor più contano le decisioni delle istituzioni globali, della finanza e dell’industria.

Invece di perdere tempo tra ricordi di estati passate, percezioni, opinioni, dovremmo chiederci come trasformare l’industria del turismo su larga scala. Andiamo in vacanza come i nostri padri e il modello attuale è in larga parte ancora quello immaginato nel secondo dopoguerra; in pratica è una vecchia automobile con un motore sempre più potente, accelerato a dismisura negli ultimi anni da innovazione digitale (Booking), compagnie low cost, affitti brevi (Airbnb), una nuova cultura visuale (Selfie, Instagram eccetera). È il momento di immaginare un futuro diverso.