Anniversari e faccende domestiche

/ 05.12.2022
di Ovidio Biffi

Novembre mi porta un inatteso dono: una erede (letteraria) di Ennio Flaiano. La scoperta arriva proprio mentre – in sordina, a conferma di una sua scomodità che nella vicina Repubblica perdura nonostante le geniali intuizioni continuino a essere tra le più citate – si ricordano i 50 anni della morte dello scrittore pescarese. Sono arrivato a Flaiano man mano che mi immergevo nella raccolta di racconti Osservazione sulle faccende domestiche della scrittrice americana Lydia Davis, pubblicato di recente in italiano da Mondadori: un portentoso caleidoscopio che mi sta dispensando tutta una serie di confronti e paralleli, sensazioni solitamente captate leggendo lo scrittore abruzzese.

Salutata dai critici come la grande maestra del racconto breve – anzi: della «flash-fiction», antesignana degli «stati Facebook o Twitter» – di Lydia Davis ho subito apprezzato la personalissima prosa: un mirabile esercizio di funambolismo, di uno «scrivere continuo» che sprona, quasi spinge il lettore a cercare analogie o frammenti che possono diventare altre cose. Leggendo le sue torrenziali «osservazioni» sovente ci si interroga sul significato di frasi origliate, trascrizioni di sogni, favole freudiane, aforismi, parabole, motti di spirito ecc. Per fornire un esempio mi piacerebbe dilungarmi su uno dei suoi racconti brevi, un’incredibile sequela di osservazioni che una grande scrittrice riesce ad annotare seguendo tre mucche al pascolo. Ma lo spazio non me lo permette e scelgo allora un fulminante aforisma che mi ha subito fatto pensare a casa nostra; o meglio: a una condizione (forse sarebbe più giusto parlare di «complesso») che ancora circola nelle vene di tanti ticinesi. Graficamente centrate nella pagina 138 del libro della Davis ci sono due righe di testo in cui sono condensate queste sedici parole: «Sa di essere a Chicago. Ma non si è ancora resa conto di essere in Illinois». La scrittrice americana, interpreto io, gioca sul fatto che la grande Chicago non è la capitale dell’Illinois (che in effetti è Springfield).

Potrà sembrare strano – e qualcuno avrà anche da obiettare su questa mia deduzione – ma quelle parole mi hanno subito ricordato dapprima l’immarcescibile spirito campanilistico di casa nostra; poi anche la condizione socio-economica del nostro Cantone, sempre precaria, descritta mirabilmente dal prof. Angelo Rossi in uno dei suoi ultimi contributi su questo giornale, con alla fine l’uso ironico del testo della «bandella del Carletto» («Questo è il nostro Paese, il più bello del mondo, dove il sole e l’amore non tramonteranno mai»). E allora, parafrasando quello che dice Davis su Chicago e sull’Illinois, arrivo a chiedermi: quanti ticinesi sanno di essere di Lugano (o Locarno, o Bellinzona, o di qualsiasi altro Comune del Cantone), ma nel contempo non riescono a rendersi conto di essere anche in Ticino?

Torno all’anniversario di Ennio Flaiano. Mi sarebbe piaciuto ricordarlo soffermandomi sul suo racconto Cento e una notte, incluso nel volume Le ombre bianche. In poche pagine, durante una passeggiata con altri flaneur nottambuli, Flaiano descrive l’improvviso arrivo in una piazza di Roma di surreali turisti che la occupano e iniziano a uccidere. Scritto quasi 70 anni fa il racconto dispensa un’impressionante descrizione dell’indifferenza, imbarazzata ma anche colpevole, che oggi scatta in noi quando schermi e display ci mandano immagini e notizie di manifestazioni, violenze e conflitti in città anche vicine. Ho però spazio solo per due annotazioni finali. La prima è una profetica intuizione (il 2000, coi social, era ancora di là a venire!) di Flaiano sul ruolo dei media: «Io penso che il giornalismo e in genere la rapidità di diffusione delle notizie inutili e mostruose è il danno maggiore che l’umanità sopporta in questo secolo. Si sa di tutto. Che noia. E che tristezza». La seconda è un interrogativo che riguarda l’eredità letteraria da noi attribuita a Davis: nei prossimi mesi, leggendo le traduzioni del primo romanzo Marigold and Rose di un’altra grande americana, la poetessa Louise Glück, e magari anche il Blutbuch, opera del giovane bernese Kim de l’Horizon premiatissima nell’area tedesca, scopriremo che anche loro sono incamminati sullo stesso sentiero di Flaiano, portando lo zibaldone verso la conquista di vette sempre più elevate?