Il «Sunday Times» ha mandato un inviato nel Wisconsin, Stati Uniti, per spiegare che «le rovine bruciate di Kenosha rischiano di bloccare la marcia di Biden verso la presidenza», come diceva il titolo del reportage. Sarebbe difficile fare una sintesi migliore. Kenosha è quella città dove due settimane fa la polizia ha sparato sette colpi di pistola nella schiena di un afroamericano. La sera stessa e la notte dopo sono cominciate manifestazioni contro la brutalità poliziesca – un tema che è reale e preoccupante – ma nel corso delle proteste bande di violenti per l’ennesima volta hanno appiccato il fuoco e devastato molti edifici. Tre giorni dopo un minorenne che era arrivato in città con un fucile «per proteggere le proprietà private» si è scontrato con alcuni manifestanti e ne ha uccisi due – che erano disarmati – a fucilate.
Nel giro di pochissimo tempo una cittadina che nessuno qui saprebbe indicare sulla mappa degli Stati Uniti è diventato un tema centrale della campagna elettorale. E il presidente americano, Donald Trump, ha tirato un sospiro di sollievo e ha subito fiutato l’occasione per riguadagnare punti percentuali rispetto allo sfidante Joe Biden, che per il momento è in testa a tutti i sondaggi con un buon distacco.
Perché le violenze come quelle di Kenosha, che in questi mesi avevano colpito molte altre città, vanno a vantaggio di Trump e danneggiano Biden? Per almeno tre ordini di motivi. Il primo è che Trump è alla Casa Bianca, ma la responsabilità per l’ordine pubblico spetta ai governatori e ai sindaci e nei luoghi dove ci sono le manifestazioni più violente spesso governano i democratici. Quindi la responsabilità cade su di loro, che di colpo si trovano davanti a un dilemma: accettare le offerte di Trump, che vuole mandare nelle città contingenti di rinforzo formati da agenti federali e anche da militari per bloccare con la mano pesante i saccheggi – ma anche le proteste – oppure respingere quelle offerte e provare a cavarsela da soli? I democratici scelgono quasi sempre la seconda strada, ma spesso non funziona.
Nel Wisconsin il governatore democratico Tony Evers ha chiamato la Guardia nazionale e ha bloccato i saccheggi in tempi brevissimi, ma non abbastanza in fretta da evitare l’arrivo delle milizie armate con il beneplacito della polizia locale e le due uccisioni che abbiamo già menzionato.
A Seattle il sindaco Jenny Durkan ha accolto con favore la nascita di una zona autogestita dai manifestanti che si estendeva per alcuni isolati nel centro della città, ma l’esperimento si è trasformato in un incubo. Bande di vigilantes hanno preso il controllo dell’area, hanno processato in pubblico le persone che non aderivano all’iniziativa e non sono state capaci di fermare i reati veri. Polizia, vigili del fuoco e ambulanze rifiutavano di entrare. Alla fine ci sono stati due morti e nel giro di un mese l’utopia si è autodisintegrata.
A Chicago dopo un episodio di brutalità poliziesca il sindaco democratico, donna e afroamericana, Lori Lightfoot, una notte di agosto ha ordinato di alzare i ponti e di bloccare i treni e i bus che collegano il centro della città dagli altri quartieri nel tentativo di bloccare le bande di saccheggiatori che erano calate sul centro per sfasciare i negozi. In pratica ha diviso la città in due zone per un giorno.
A Portland, in Oregon, l’Amministrazione Trump ha prima inviato e poi ritirato alcune squadre di agenti federali per fermare le proteste, con il risultato di attirare molti più manifestanti e di creare molti più scontri. Il governatore dell’Oregon, Kate Brown, ha detto che gli agenti federali mandati da Trump erano «una forza d’occupazione». Il sindaco della città, Ted Wheeler, ha detto «non li vogliamo e non ne abbiamo bisogno». Ma l’impressione è che i democratici siano in difficoltà a gestire questi mesi di tensioni razziali e di violenze. E gli elettori preferiscono per istinto la stabilità e l’ordine. Un sondaggio Harvard Caps/Harris dice che il 77 per cento degli americani è «estremamente preoccupato» per la frequenza dei crimini nelle città.
Il secondo problema per Biden è che i democratici stanno facendo la figura di quelli che condonano queste violenze. Non lui in persona, che anzi chiede l’arresto e una pena da scontare in carcere per i saccheggiatori, ma voci che possono essere ricondotte al suo schieramento. I democratici americani sono un partito d’ordine e in Europa sarebbero alla destra di tutti i partiti di sinistra, ma non condannano con abbastanza vigore i saccheggi e le violenze – o almeno la percezione è questa e la percezione conta molto.
Kamala Harris, la vice di Biden, ha fatto una raccolta fondi per gli arrestati durante le proteste in Minnesota. La convention nazionale, che si è chiusa da poco, non ha parlato molto di questo tema. E, come se non bastasse, circolano prese di posizione radicali che flirtano con i razziatori. «The Nation», la più antica rivista degli Stati Uniti, che è considerata un punto di riferimento della sinistra, ha pubblicato un articolo che era intitolato: «In difesa della distruzione di proprietà». Una settimana fa è uscito un saggio simile, «In difesa del saccheggio», che non è stato scritto da qualcuno del Partito democratico ma di sicuro l’autrice, Vicky Osterweil, non è di area trumpiana.
Il terzo problema, per Biden e soci, è che Trump invece viene identificato con la legge e l’ordine. Law and order!, come continua a scrivere su Twitter, molto consapevole che è il momento di sfruttare l’allarme dell’elettorato. È persino andato a visitare Kenosha e si è fatto fotografare tra le rovine annerite dalle fiamme, tanto per sottolineare il concetto. È una situazione paradossale, perché per tutto il mandato Trump ha soffiato sul fuoco della tensione razziale e ha sempre scelto una retorica divisiva che ovviamente contribuisce ad alzare il livello dello scontro e della violenza, ma allo stesso tempo può mettersi il cappello di quello che risolverà tutto. Non è vero che risolverà tutto e il fatto che queste manifestazioni e questi scontri siano avvenuti durante la sua presidenza non è un caso, ma tutto questo fa passare in secondo piano altri grandi temi, come la pandemia e la crisi dell’economia. Come ha detto un ristoratore di Kenosha ai saccheggiatori: «Perché fate così? Volete fare rieleggere Trump?».