Per molti Paesi in via di sviluppo le rimesse sono la principale fonte di valuta estera. Sono considerate rimesse i contanti o le merci che i migranti e i lavoratori stranieri trasferiscono nella propria patria. La maggior parte delle rimesse, che sono per lo più monetarie, sono utilizzate per sostenere le famiglie nel Paese d’origine. Questi trasferimenti generalmente transitano dai Paesi ricchi verso quelli più poveri. La Svizzera è per tradizione uno dei principali Paesi di provenienza delle rimesse.
È difficile determinare con precisione l’entità delle rimesse. In molti casi i trasferimenti vengono effettuati attraverso canali informali. Ciò significa, ad esempio, che i migranti portano con sé il denaro e i beni quando visitano i propri familiari in patria. Secondo i dati della Banca mondiale, tuttavia, nel 2019 le rimesse raggiungevano la cifra record di 554 miliardi di dollari. Per molti Paesi sono state più consistenti rispetto agli investimenti diretti esteri.
Sulla scia della crisi del coronavirus, quest’anno le rimesse subiranno un forte calo: i flussi di denaro riversati in patria diminuiranno del 20% circa. Ne sono interessate tutte le regioni del mondo prese in esame dalla Banca mondiale. Ciò corrisponde al crollo più netto mai registrato. A titolo di confronto, durante la crisi finanziaria del 2009 le rimesse si sono ridotte solo del 5%. Ciononostante, i flussi delle rimesse, come fonte di finanziamento esterna, sono ora ancora più importanti di quanto non lo siano stati finora. Infatti, secondo la Banca mondiale, gli investimenti diretti esteri nei Paesi a basso e medio reddito diminuiranno ancora di più, ossia di oltre il 35%.
Per il 2021 si prevede una ripresa delle rimesse del 5,6% a 470 miliardi di dollari. Gli studi dimostrano che le rimesse alleviano la povertà nei Paesi a basso e medio reddito, migliorano la situazione alimentare, sono correlate a una spesa superiore per l’istruzione e riducono il lavoro minorile nelle famiglie svantaggiate.