Quest’anno nessun altro tema ha agitato il mondo economico e finanziario quanto il programma di dazi punitivi messo in atto dall’attuale governo statunitense sotto la guida di Donald Trump. Una giuria composta da cinque esperti finanziari ha quindi scelto il termine «dazio punitivo» come leitmotiv della finanza svizzera per il 2018.
All’inizio dell’anno si trattava solo di dazi «straordinari», ancora modesti e innocui, imposti da Washington contro i suoi partner commerciali sull’importazione di pannelli solari e lavatrici. Al contrario, la successiva tornata di misure protezionistiche, con tariffe doganali più elevate sull’acciaio e l’alluminio, ha già suscitato indignazione in tutto il mondo.
Da allora sono soprattutto gli Stati Uniti e la Cina a sfidarsi a colpi di dazi e la disputa tra Pechino e Washington sta ora assumendo toni visibilmente più aspri. Anche le relazioni tra l’Europa e gli Stati Uniti appaiono turbolente. In generale, i «dazi protezionistici statunitensi» hanno «avvelenato» il clima della politica economica e commerciale a livello globale. Strettamente connessa ai dazi punitivi è dunque un’altra parola d’autore che nel 2018 era sulla bocca di tutti: conflitto commerciale.
I dazi punitivi rappresentano un’inversione di tendenza nell’economia mondiale: per decenni si è tentato di ridurre le tariffe all’importazione e le barriere commerciali presenti nell’economia mondiale e invece adesso, con queste misure punitive, si erigono nuovi baluardi difensivi. In vista della Brexit questo diventerà un tema essenziale anche nei rapporti tra l’UE e la Gran Bretagna.
Per giustificare il suo programma di dazi punitivi, spesso e volentieri Trump fa riferimento ai deficit commerciali bilaterali degli Stati Uniti con i suoi partner commerciali. Sebbene i dazi doganali possano parzialmente indirizzare e deviare i flussi commerciali, in ultima analisi hanno un impatto limitato sulla bilancia delle partite correnti di un Paese. Quest’ultima è infatti determinata dalla propensione al risparmio e all’investimento che caratterizza una nazione. Se i risparmi arrancano dietro gli investimenti, come avviene negli Stati Uniti, il bilancio complessivo non potrà che risultare deficitario.
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