«Voi non lo sapete, nessuno lo sa, ma anch’io sono un senior. Tutti dicono che siete vulnerabili, non lo siete affatto. Ma per questa cosa qui siete vulnerabili e lo sono anch’io». Nello spot televisivo Donald Trump scherza sulla propria età, per riconquistare il terreno perduto tra una fascia di elettori decisiva: gli over-65. Anche Joe Biden la butta sul personale: «Quanti di voi, come me, non hanno potuto abbracciare i nipotini negli ultimi sette mesi?» L’ultimo terreno di battaglia è proprio questo. La Casa Bianca sarà assegnata dai voti delle «pantere grigie»? Non sarebbe strano se l’arbitro della contesa fossero proprio i coetanei dei due rivali.
Mai nella storia l’America aveva dovuto scegliere tra due candidati così attempati. Trump fu il più anziano presidente a prestare giuramento nel gennaio 2017 e oggi ha 74 anni. Biden gli toglierà il primato se dovesse batterlo: a gennaio del 2021 ne avrà compiuti 78. «Aprendo le frontiere all’immigrazione – dice Trump agli anziani – la sinistra dilapiderà le vostre pensioni e la vostra assistenza medica». «Questo presidente – accusa Biden – se ne infischia di voi. Siete irrilevanti, l’unico senior che a lui interessa è il senior Donald Trump».
I sondaggi dicono che gli anziani stanno spostandosi in favore del candidato democratico. Di tutte le evoluzioni recenti questa è la più pericolosa per il presidente. A livello nazionale, nel 2016 Trump conquistò una maggioranza degli ultra-sessanticnquenni con sette punti di vantaggio su Hillary Clinton. Oggi la media dei sondaggi dà Biden in vantaggio in questa fascia demografica con cinque punti. La differenza può essere determinante per spostare da una casella all’altra il collegio elettorale di alcuni Stati-chiave. La Florida è, dopo il Maine, lo Stato Usa con la più alta percentuale di anziani. Anche qui, il loro voto fece pendere la bilancia in favore di Trump quattro anni fa, mentre oggi Biden ha quattro punti in più dell’avversario tra i senior. A provocare questo spostamento sembra sia stato soprattutto il coronavirus. Proprio come dice Trump nel suo spot televisivo, gli over-65 sono una categoria a rischio, con una mortalità da Covid decisamente superiore ai più giovani. E non sono, a maggioranza, soddisfatti del modo in cui la pandemia è stata affrontata. Inoltre il Covid ha rimesso al centro dell’attenzione la riforma sanitaria. Anche se gli anziani hanno l’unico sistema sanitario nazionale e a gestione pubblica – il Medicare – tuttavia anche per loro una parte delle cure è a pagamento. La riforma detta Obamacare ha aumentato i rimborsi della prevenzione, Biden accusa Trump di voler smantellare anche quella conquista. Trump ha promesso che gli anziani avranno accesso alle stesse cure che gli vennero somministrate durante il suo breve ricovero all’ospedale militare Walter Reed; non è affatto chiaro come e quando potrebbe mantenere una simile promessa.
In questi giorni ho visitato Milwaukee e dintorni, quel Midwest che potrebbe risultare nuovamente decisivo. Il Wisconsin quattro anni fa contribuì a mandare Trump alla Casa Bianca grazie a uno scarto di soli 22.748 voti su Hillary Clinton, meno dell’1%. E nessun sondaggio lo aveva previsto. Qui l’ago della bilancia sono i sobborghi di Milwaukee sul Lago Michigan. Oggi Joe Biden è in testa, con un margine che varia dai cinque ai sette punti: meno della media nazionale che gli dà un vantaggio a due cifre. «I nostri stanno tornando a casa», dice Biden in visita nel Wisconsin: si riferisce alla classe operaia bianca, che aveva votato per Barack Obama e per lui nel 2008 e nel 2012, poi preferì Trump.
Che cosa gli ispira fiducia? Il Wisconsin torna a fare notizia per due pessime ragioni. È lo Stato con la più forte impennata di contagi in proporzione alla popolazione. Ed è di nuovo al centro di proteste per la questione razziale. A fine agosto a Kenosha, 30 miglia più a Sud di Milwaukee, un agente bianco uccise l’afroamericano Jacob Blake. Seguirono scontri violenti, molti negozi (anche della comunità nera) vennero saccheggiati e incendiati. Biden venne qui a incontrare la famiglia di Blake; Trump venne a solidarizzare coi negozianti. Da quattro notti l’epicentro della tensione si è spostato a Wauwatosa, sobborgo di Milwaukee. Stavolta è un agente afroamericano ad aver ucciso un 17enne nero, Alvin Cole. Il giudice non ha voluto incriminare il poliziotto: «Agiva per legittima difesa, il ragazzo impugnava un’arma». Di nuovo scontri, arresti, coprifuoco, Guardia Nazionale in piazza. Che impatto può avere a tre settimane dal voto?
Per capire dove sta andando il Wisconsin, gli amici Suzie e Fred mi organizzano delle assemblee formato «town hall» o focus group in casa loro, a Fox Point. Milwaukee è stata definita «la città più segregata d’America», e non lo è solo dal punto di vista razziale. I quartieri hanno selve di cartelli pro Biden o pro Trump, raramente si mescolano. Segregate sono le discussioni che abbiamo qui, una sera i repubblicani, un’altra i democratici, a immagine e somiglianza di una nazione lacerata, ormai tribale, dove ogni metà è spaventata all’idea della vittoria dell’altra. Anche quando le categorie socio-economiche si assomigliano: i miei intervistati sono ceto medio, insegnanti e avvocati, pensionati e imprenditori, 85% bianchi e 15% di colore, proprio come nel censimento del Wisconsin.
Serata repubblicana, è una donna, Rory Burke a definire questa un’elezione «esistenziale». «Non si vota su un candidato – dice lei – ma su un’idea dell’America. I democratici rimettono in discussione la nostra identità, ciò che siamo». È l’idea di società multietnica portata all’estremo che le fa paura: il passato dei bianchi riletto in chiave criminale, tutto all’insegna del razzismo. Un’altra donna, Nora Barry, avvocatessa e madre di quattro figli, denuncia una deriva radicale: «Sono di origini irlandesi, cattolica e democratica di famiglia. Mi sono convertita ai repubblicani perché sono loro a difendere operai e ceto medio. Il partito democratico è diventato socialista. Legge e ordine, li davamo per garantiti, e un tempo i poliziotti erano tutti democratici. Ora votano repubblicano anche loro, ci sarà una ragione: guardate cosa succede nelle nostre piazze». Suo marito John è convinto che la rimonta di Trump avverrà su questi temi: «Più dell’economia oggi tanti concittadini temono per l’ordine pubblico, per le loro proprietà minacciate. Anche il Coronavirus agisce in senso diverso da come si crede. Il nostro governatore, un democratico, impone delle restrizioni ingiuste, che portano alla rovina tanti locali pubblici. È un abuso di potere. È un ricorso a leggi d’emergenza che sfiorano l’autoritarismo. Voi europei forse ci siete abituati, noi no, è anti-americano».
La serata democratica si apre all’insegna di un ottimismo inquieto, quasi angosciato. I sondaggi sono buoni al punto che si comincia a sentire parlare di un «landslide», una frana elettorale, un sisma a favore di Biden che potrebbe trascinare vittorie anche al Senato. Però Scott Hansen s’interroga sulle reazioni: «Sono preoccupato, Trump si rifiuta di promettere che in caso di sconfitta si farà da parte, non garantisce una transizione pacifica. Le milizie armate ci sono, la violenza è un rischio vero». Il mio focus group è fatto di gente istruita ma non per questo immune da dietrologie, teorie del complotto, angosce da cospirazione e scenari apocalittici. Chris Miskel, imprenditore afroamericano di successo, è convinto che «la comunità Black è galvanizzata da Kamala Harris» ma teme un rigurgito di paure tra i bianchi, più lo spettro della «soppressione di voti», i diritti elettorali ostacolati da intralci burocratici.
Nancy Jefferson è «stupefatta che la destra abbia politicizzato le maschere e i lockdown, mentre ha sempre accettato le cinture di sicurezza e i limiti di velocità». In questi gruppi l’orrore verso il presidente è alle stelle, manca però l’entusiasmo per Biden. «Nessuno di noi – dice Doug Levi – può provare entusiasmo per Biden, un politico che calca le scene da mezzo secolo. Come diavolo abbiamo fatto a non trovare un quarantenne?» Un messaggio unisce le tribù repubblicane e democratiche del Wisconsin, ma non è lieto: «Queste sono elezioni dominate dalla paura».
Le sorprese di ottobre continuano, la campagna elettorale è movimentata da colpi di scena senza tregua. Dopo il breve ricovero di Trump seguito dalla guarigione, il Coronavirus ha cancellato temporaneamente viaggi e comizi di Kamala Harris, la candidata vicepresidente di Biden. Due persone del suo staff sono positive. È una brutta sorpresa visto il ruolo della Harris nella campagna democratica: è il volto nuovo, donna, cinquantenne, di colore, in una gara dominata da anziani maschi bianchi. Lo stop a Kamala è stato bilanciato da notizie più favorevoli al duo democratico. La raccolta fondi continua a premiare Biden, che ha più risorse da spendere rispetto a Donald Trump nell’acquisto di spot televisivi. In alcuni Stati-chiave, in bilico fra repubblicani e democratici, Biden riesce quasi a «saturare» lo spazio televisivo con un rapporto che rasenta il due a uno sulle pubblicità per Trump.
Inoltre i sondaggi continuano a vedere Biden favorito, in alcune indagini il suo vantaggio supera i dieci punti. Sembra essersi rafforzato dopo il primo duello tv, in cui la prestazione aggressiva di Trump lo ha penalizzato. Il tempo per recuperare e per organizzare una rimonta scarseggia per Trump, vista la natura speciale di questa elezione segnata dalla pandemia: all’inizio della settimana scorsa avevano già votato per corrispondenza 15 milioni di elettori. Ad ogni giorno che passa si assottiglia il numero di coloro che possono ancora essere convinti di cambiare parere.