Chi è Amy Coney Barrett

Corte suprema – Cattolica conservatrice, è stata scelta dal presidente Trump dopo la morte della giudice progressista Ruth Baden Ginsburg
/ 19.10.2020
di Christian Rocca

fluenzerà la giurisprudenza, la politica e la società americana per i prossimi decenni, ma la sua nomina alla Corte suprema degli Stati Uniti non è imputabile soltanto a Donald Trump, il quale ha fatto soltanto il suo mestiere di scegliere una giurista ultraconservatrice, peraltro in questo caso anche brava, qualificata e di buone maniere.

La nomina a vita di Amy Coney Barrett, nata in Louisiana, giudice della Corte d’appello di Chicago, sette figli, va messa in carico anche alla citrullaggine di quella parte della sinistra e del mondo intellettuale liberal che quattro anni fa ha storto il naso di fronte alla candidatura presidenziale di Hillary Clinton, che spiegava che non c’era nessuna differenza tra i due sfidanti, che in alcuni casi si fidava più di Donald che di Hillary e che diffondeva analfabetismi chic sul neoliberismo dei democratici.

In Europa, lo stesso principio in teoria di purezza ideologica, ma in realtà autolesionista, ha portato alla cancellazione delle esperienze di governo riformiste, come quella di Matteo Renzi, e alla catastrofe politica di Jeremy Corbyn in Gran Bretagna e di Giuseppe Conte in Italia.

Le elezioni hanno conseguenze e la conseguenza principale di aver punito il riformista ideologicamente più vicino per segnare un punto di principio, in nome di un massimalismo grottesco, in America è sintetizzabile in tre parole: Amy Coney Barrett. La controprova è questa: gli odiati Clinton, alla Corte Suprema avevano nominato Ruth Bader Ginsburg, la giudice costituzionale appena scomparsa, idolatrata dalla stessa sinistra radicale che quattro anni fa sdegnava Hillary considerandola di destra e che ora verrà sostituta da Barrett.

È surreale lamentarsi adesso della giudice Barrett, dopo aver contribuito a eleggere Trump non andando a votare, preferendo la candidatura alternativa di Jill Stein (la prima scelta di Vladimir Putin per sabotare Hillary), spiegando che Donald era la colomba e Hillary il pericoloso falco o diffondendo scetticismo sull’affidabilità del clan Clinton.

In un’epoca in cui dire bugie è diventato un pregio, i repubblicani di Trump accelerano i tempi e mostrano una bella faccia tosta a pretendere di nominare un giudice a vita a un mese dalle elezioni dopo che lo hanno impedito a Barack Obama cui sarebbe spettato sceglierlo dieci mesi prima del voto, dopo la morte del giudice Antonin Scalia. Ma al netto della cortesia costituzionale, che non è esattamente il suo forte, Trump ha tutto il diritto costituzionale di nominare il giudice supremo ora che si è reso vacante uno dei nove posti.

Nessuno sa come si comporterà Amy Coney Barrett alla Corte Suprema, come ha provato a spiegare lei stessa durante le audizioni al Senato, incalzata dai rappresentanti del Partito democratico e in particolare da Kamala Harris, senatrice della California e candidata alla vicepresidenza di Joe Biden. Sappiamo soltanto che Amy Coney Barrett è una giurista «originalista», come il suo mentore Anthony Scalia, cioè che la sua filosofica giuridica si basa sul rispetto letterale del testo della Costituzione.

Non è una questione di destra contro sinistra o di religiosi contro laici. Gli originalisti come Amy Coney Barrett credono che la Costituzione sia quella scritta e non altro, pensano cioè che non vada interpretata alla luce degli odierni sviluppi etico-sociali. Il testo costituzionale è, insomma, un documento legale e come tale vale per quello che dice, non per quello che non dice ma che un gruppo di giudici vorrebbe che dicesse. Secondo loro, la società non sempre «matura», come sostengono i seguaci di altre scuole giuridiche, talvolta anzi può «marcire», cioè regredire anziché progredire. Ecco perché secondo gli originalisti alla Coney Barrett è necessario attenersi al testo originale e non provare in nessun modo a tirarlo da una parte o dall’altra in base a mode passeggere o a cambiamenti di costume.

Ma c’è qualcosa in più: gli originalisti credono che il compito dei giudici, anche dei giudici costituzionali, sia soltanto quello di applicare la legge, non di crearla. Il potere legislativo spetta alle assemblee statali e, nel caso in cui la Costituzione fosse ritenuta obsoleta, al Congresso di Washington e poi alla maggioranza degli Stati attraverso la procedura degli emendamenti costituzionali.

Insomma, gli originalisti rigettano l’attivismo che impone ai magistrati di qualsiasi livello e grado il dovere di intervenire nella vita sociale per aumentare la protezione dei diritti dei cittadini.

È probabile che la Barrett si comporterà così, ma la storia della Corte Suprema è ricca di giudici costituzionali che una volta entrati nella Corte hanno giudicato in modo diverso rispetto allo schieramento ideologico di partenza.

Con la Barrett, saranno sei i giudici conservatori, tre dei quali nominati da Trump, rispetto ai tre liberal della Corte. Vedremo se la nuova maggioranza cambierà il corso dell’America sui finanziamenti alla politica, sulle politiche ambientali, sui diritti dei lavoratori e sull’aborto, ma invece di fasciarsi la testa sull’arroganza trumpiana gli oppositori di Barrett dovrebbero raddoppiare gli sforzi per eleggere Joe Biden il 3 novembre, smettendola di rumoreggiare sull’imperfetta aderenza ideologica del candidato democratico alle ultime mode.

È vero che Joe Biden non scalda i cuori, che è anziano, che è moderato e che appare come un simpatico trombone vecchio stampo, «blowhard», dicono gli americani. Ma Biden con tutti i suoi problemi è uno dei pochi leader «normali» del mondo occidentale. E in questi tempi impazziti è proprio la normalità democratica, istituzionale e civile la cosa che manca di più di qua e di là dell’Atlantico, ma soprattutto nell’America del primo presidente antiamericano.