L'intervistato

Manuel Kunzelmann (48) è CEO della Banca Migros dal 2020. Economista aziendale dipl., dal 2009 al 2020 ha lavorato per la Basellandschaftliche Kantonalbank, da ultimo come responsabile del settore Strategy & Market. In precedenza ha ricoperto diverse funzioni presso UBS, tra cui quella di responsabile della sezione Liabilities. Kunzelmann è sposato, ha tre figli e vive a Zugo con la sua famiglia.


«Chi cerca stabilità la trova da noi»

La consulenza della Banca Migros - La crisi bancaria negli Stati Uniti e in Svizzera è fonte di grande incertezza. Manuel Kunzelmann, CEO della Banca Migros, analizza gli avvenimenti recenti in prospettiva e rivela quali sono gli aspetti a cui prestare attenzione in questo momento
/ 22.05.2023
di Jörg Marquardt

La vendita coatta di banche regionali statunitensi e l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS rievocano la crisi finanziaria del 2007/2008. Ma è proprio così?

Il paragone è lecito, tuttavia all’epoca si trattava di crediti irrecuperabili legati a crediti cartolarizzati e a prodotti finanziari complessi. Per contro, le ingenti perdite contabili delle banche regionali americane sono una conseguenza del forte aumento dei tassi d’interesse, che ha incoraggiato la speculazione. La conseguente perdita di fiducia ha provocato un deflusso massiccio di fondi della clientela, che singole banche non sono più riuscite a contenere.

Si tratta di un problema generalizzato del mondo bancario?

No, si tratta di casi singoli riconducibili a cause diverse. Spesso ci sono stati errori nella gestione dei rischi che oggi si pagano a caro prezzo. Ma è anche una conseguenza della debole regolamentazione delle banche regionali statunitensi. Gli istituti europei e svizzeri sono soggetti a una regolamentazione più rigida.

Tuttavia, nel caso di Credit Suisse non è comunque servito…

Credit Suisse è stata investita da una profonda crisi di fiducia. Le ragioni sono complesse, ma fondamentalmente legate a questioni di cultura aziendale. Dubito fortemente che si possa dare una risposta tramite la regolamentazione.

Nel primo trimestre 2023, presso Credit Suisse sono stati ritirati 61 miliardi di fondi da parte della clientela. In che misura la Banca Migros ha potuto beneficiare di questo deflusso?

Stiamo ricevendo più richieste, ma da clienti di diverse banche e non solo da qualche settimana. Lo scorso anno il nostro Centro clienti ha registrato un aumento delle richieste pari all’80%.

A cosa lo attribuite?

Alla nostra politica di rischio conservatrice. Ci concentriamo sul mercato svizzero, non intraprendiamo attività volatili e assumiamo solo rischi che siamo in grado di comprendere. Chi cerca stabilità e affidabilità, le trova da noi.

Questo significa che la Banca Migros non avverte segnali di una crisi di fiducia nel settore bancario?

Ovviamente i recenti avvenimenti sollevano interrogativi in tutto il settore, anche tra la nostra clientela. Tuttavia, disponiamo di una solida base finanziaria. La nostra quota di capitale complessivo ammonta all’incirca al 20%, un requisito più importante che mai nel contesto attuale. Inoltre, non creiamo incentivi sotto forma di bonus che potrebbero condurre ad azzardi nella gestione degli affari e nella politica di rischio.

Sembra probabile che le banche centrali aumentino ulteriormente i tassi di riferimento. Che ripercussioni ci potrebbero essere?

L’aumento dei tassi mira tra l’altro a ridurre l’inflazione, ma va di pari passo con un rallentamento dell’economia. Il picco degli aumenti sembra quasi raggiunto. Tuttavia, è improbabile che i prezzi degli immobili scendano. In Svizzera, infatti, si registra ancora una domanda persistentemente elevata che l’offerta non riesce a soddisfare.

Quanto durerà ancora il periodo di elevata inflazione?

Con il rallentamento della crescita economica, la spirale dei prezzi dovrebbe attenuarsi nel corso dell’anno. Ci aspettiamo che nel medio termine l’inflazione si stabilizzi intorno al 2%.

Da qualche anno, spuntano come funghi nuove banche come Revolut, Neon, Yuh o Zak. Il modello operativo della Banca Migros ne sta risentendo?

No, ma dai nuovi concorrenti possiamo sempre imparare qualcosa. Tuttavia, spesso queste neobanche soddisfano solo un’esigenza limitata della clientela, in genere il traffico dei pagamenti, le operazioni con carta e gli investimenti per privati. In qualità di banca universale, invece, la Banca Migros copre tutte le esigenze finanziarie rilevanti della clientela retail e della clientela aziendale medio-piccola.

A che punto è la Banca Migros nel percorso di digitalizzazione?

Abbiamo investito molto in tale ambito e ora siamo una delle banche retail più digitali della Svizzera. I traguardi conseguiti in questo settore ci hanno permesso di ricevere riconoscimenti dall’Institut für Finanzdienstleistungen nonché da «Finanz und Wirtschaft» e «Bilanz». La nostra offerta di servizi online comprende anche servizi immobiliari, assicurazioni e leasing per auto. Inoltre, la nostra clientela ha la possibilità di richiedere una videoconsulenza a casa.

La digitalizzazione mette in pericolo i posti di lavoro nel contesto della Banca Migros?

No, pur venendo a mancare le «vecchie» attività, se ne aggiungono di nuove. Con la digitalizzazione cambiano anche i profili professionali. La nostra videoconsulenza ne è un buon esempio. D’ora in poi i nostri consulenti dovranno saper utilizzare anche le apparecchiature video.

La borsa svizzera è tornata a crescere dopo le perdite segnate. Ci si può fidare della situazione?

Ci sono buone ragioni a favore dell’andamento positivo dei corsi: la temuta crisi energetica non si è verificata, i problemi di approvvigionamento sono stati in gran parte risolti, l’economia cinese si sta riprendendo dopo aver abbandonato la politica Zero Covid e riteniamo che la fine dei rialzi dei tassi di riferimento sia vicina. Siamo pertanto cautamente ottimisti per quanto riguarda il resto dell’anno. Nel breve termine, è probabile che la pressione economica si intensifichi, il che potrebbe generare maggiori livelli di incertezza sui mercati azionari. Nel medio termine, tuttavia, intravediamo buone possibilità di una ripresa duratura dei mercati.

Come dovrebbero comportarsi gli investitori e le investitrici in questo contesto?

Chi vuole costituire un patrimonio a lungo termine dovrebbe sempre investire una parte dei risparmi e farli lavorare per sé. A prescindere dall’attuale situazione di mercato, è importante non perdere di vista l’evoluzione demografica: la popolazione è sempre più anziana. E gli anni di vita aggiuntivi devono essere finanziati. Questo obiettivo è difficile da raggiungere solo con il risparmio. Ciononostante, la nostra intenzione è di rendere il risparmio tradizionale di nuovo allettante, motivo per cui abbiamo aumentato di nuovo i tassi di interesse.

È un buon momento per iniziare a investire o è preferibile attendere?

Con un orizzonte temporale a lungo termine ogni momento è buono per investire. È importante che il portafoglio d’investimento sia strutturato gradualmente, investendo nel modo più diversificato possibile. Ciò riduce sistematicamente il rischio e ammortizza le fluttuazioni di valore. Per adeguare gli investimenti alle esigenze individuali, consigliamo di richiedere una consulenza personale.