Le azioni americane sono richieste come quasi mai prima d’ora e gli indici azionari USA hanno toccato nuovi massimi storici. Tuttavia, sarebbe fin troppo riduttivo attribuire il rialzo della borsa esclusivamente alla banca centrale e alla crisi degli investimenti. Negli USA il livello dei tassi d’interesse è nettamente più alto che in Svizzera e nell’Eurozona e di conseguenza gli investitori americani hanno meno motivi per preferire sistematicamente le azioni alle obbligazioni.
Ciononostante, è vero che anche gli investitori statunitensi sono disposti a pagare prezzi sempre più alti per le azioni. Da una parte, questa forte propensione all’acquisto rispecchia un giudizio ottimistico sulle prospettive economiche a lungo termine, soprattutto in relazione alle imprese tecnologiche in rapida crescita, le cui valutazioni raggiungono talvolta livelli molto elevati. Dall’altra, le aziende statunitensi mostrano anche una profittabilità particolarmente alta rispetto alla media internazionale. Il miglioramento della redditività è stato favorito dalla diminuzione dei tassi e dei costi di finanziamento, ma questi fattori da soli non bastano a spiegare interamente il fenomeno. Molte imprese USA hanno concluso accordi di cooperazione ed effettuato acquisizioni per guadagnarsi una posizione dominante sul mercato e creare barriere di accesso per la concorrenza. Questo assicura loro maggiori profitti e una situazione finanziaria migliore, rendendo le azioni americane particolarmente allettanti anche per gli investitori stranieri.
Con l’aumento della valutazione delle azioni statunitensi sono anche cresciuti i rischi di correzione. In questa situazione è dunque preferibile agire in maniera selettiva procedendo soltanto ad acquisti mirati. Nonostante l’attuale rialzo, chi diversifica gli investimenti per aree geografiche non dovrebbe rinunciare ai titoli USA.